Chiara Balistreri in lacrime sui social: “Se mi succede qualcosa…”

Chiara Balistreri in lacrime

Chiara Balistreri in lacrime sui social dopo la notizia clamorosa della liberazione dell’ex compagno violento

Un nuovo, drammatico sfogo sui social. Chiara Balistreri, la 24enne influencer bolognese già nota per aver denunciato pubblicamente le violenze subite dall’ex compagno, è scoppiata in lacrime in un video pubblicato su Instagram. “Sono appena stata svegliata con una chiamata della Polizia di Bologna che mi informava che Gabriel fra due giorni tornerà a casa, tornerà a casa con dispositivo. Dispositivo che io non accetto. Io non voglio nessun dispositivo perché se a me mi dovesse mai succedere qualcosa, mi devono avere sulla coscienza tutti quelli che hanno preso la decisione di rimandarlo a casa un’ennesima volta.

Con queste parole, pronunciate tra i singhiozzi, Chiara ha espresso tutta la sua paura, rabbia e delusione verso le istituzioni. Lei che ha denunciato nel 2022, e reso virale su TikTok nel novembre 2024, gli abusi subiti per circa cinque anni dal suo ex fidanzato, il 24enne romeno Gabriel. Le violenze, culminate in un pestaggio che l’ha mandata in ospedale con il naso rotto e il volto tumefatto, hanno portato alla condanna dell’uomo.

  • In primo grado: 6 anni e 3 mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia e lesioni gravi.
  • In appello: pena ridotta a 5 anni e 9 mesi.

Oltre a questo procedimento, Costantin è imputato anche per stalking nei confronti di Chiara (in un altro processo ha già ricevuto una condanna di un anno in abbreviato).

Le accuse gravi contro l’ex

Chiara non accetta la decisione della Corte d’Appello di concedere gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico nella casa della madre di Gabriel a Bologna. I motivi della sua protesta sono pesanti:

  • Gabriel ha già evaso gli arresti domiciliari in passato (è stato latitante per quasi tre anni tra Germania e Romania).
  • È stato arrestato insieme alla madre, accusata di averlo aiutato durante la latitanza e di pagargli l’avvocato.
  • In carcere avrebbe partecipato a una rissa e, pochi mesi fa, avrebbe aggredito un compagno di cella rompendogli la mascella, tanto da richiedere un intervento chirurgico.
  • La casa dove tornerà è la stessa in cui Chiara dice di aver subito botte per anni e dove vivono due bambine minori.

“In una casa dove io sono quasi morta… nella stessa casa dove ci sono due bambine minori dove io ho preso botte per cinque anni“, ha detto Chiara.

La critica allo Stato e alle tre donne della Corte

Particolarmente dura la denuncia contro il sistema giudiziario: “Questo è uno Stato di mer** che non ci tutela”, ha urlato sdegnata. Chiara ha sottolineato con amarezza che la decisione di concedere i domiciliari è stata presa da tre donne, nonostante il curriculum di violenze e inosservanza delle misure da parte di Costantin. “Tutti i giorni mi scrivete, tutti i giorni mi chiedete aiuto, tutti i giorni mi chiedete dei consigli. La verità è che io stessa non ho giustizia e quel briciolo che mi era stato dato mi è stato anche levato“, ha aggiunto.

Ha poi toccato un punto molto forte: se domani dovesse reagire per difendersi o “perdere la testa” in una situazione di pericolo, lei finirebbe in carcere scontando la pena per intero, mentre le carceri piene spingono a concedere misure alternative anche a chi ha già dimostrato di non rispettare la legge.

Un tema troppo caldo

Il caso Balistreri riaccende il dibattito sulle misure alternative alla detenzione in casi di violenza di genere, sul funzionamento del braccialetto elettronico, strumento utile ma non infallibile, visto i casi di cronaca, e sulla tutela concreta delle vittime, soprattutto quando l’autore delle violenze ha già violato misure cautelari precedenti.

Molte donne che ogni giorno si rivolgono a Chiara per chiedere consigli si sono riconosciute nella sua frustrazione: denunciare è fondamentale, ma spesso non basta a sentirsi realmente protette. Chiara ha concluso il suo sfogo ricordando che, nonostante tutto, continuerà a far sentire la sua voce. La sua battaglia, però, mostra quanto sia ancora lungo il cammino per una tutela effettiva delle vittime di violenza domestica.

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