Giovanni Allevi, il racconto che commuove: “Ero tra la vita e la morte”

Giovanni allevi si racconta a Verissimo

Giovanni Allevi condivide la sua battaglia contro il mieloma multiplo nel salotto di Silvia Toffanin: un racconto di paura e resilienza

Un racconto che lascia senza parole e arriva dritto al cuore. Giovanni Allevi torna a parlare della sua battaglia contro il mieloma multiplo, condividendo uno dei momenti più drammatici della sua vita. Ospite a Verissimo, il programma di Silvia Toffanin ha raccontato un aspetto molto particolare della sua vita: “Ero tra la vita e la morte”, confessa il pianista, ricordando quei giorni in ospedale dopo la chemioterapia. Solo, debilitato, con il corpo segnato e la sensazione di essere sospeso tra due mondi.

Il momento più buio

Allevi non nasconde la paura vissuta: “Pesavo 60 chili, le cure non funzionavano… sentivo che stavo toccando il fondo”. Una paura profonda, che però lo ha portato a una riflessione intima e potente:
Mi sono chiesto: sono questo dolore o c’è qualcosa dentro di me che resiste?”. Ed è proprio da lì che nasce una delle frasi più forti del suo racconto: “La sofferenza è la nuvola… ma io sono il cielo”.

Le conseguenze della malattia

Oggi il compositore porta ancora i segni di quel percorso difficile: dolore cronico alla schiena, vertebre fratturate, un busto da indossare e una fragilità che non nasconde. “Le mani tremano, a volte mi sento stremato”, racconta. Eppure non si ferma.

Nonostante tutto, Giovanni Allevi continua a salire sul palco. E proprio lì trova la sua forza:
“Ci sono momenti in cui tremo prima di suonare… ma poi arriva il pubblico, e cambia tutto”. Durante i mesi più duri, la musica è stata la sua salvezza: “Componevo nel letto d’ospedale, era l’unico modo per non crollare”.

La paura e la scelta di vivere

La paura di una ricaduta resta sempre presente: “Da un momento all’altro potrebbe tornare… e divorarmi”. Ma la sua risposta è chiara, semplice, potentissima: “Io intanto vivo. Vivo ogni giorno come un miracolo”. E oggi ogni nota ha un significato diverso: “Non suono solo musica… celebro la vita”. Una testimonianza che va oltre la malattia e diventa un messaggio universale di forza, fragilità e rinascita.

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