Madalina Ghenea dopo la sua esperienza di molestie e la recente sentenza che ha portato giustizia nella sua vita
Una storia che ha dell’incredibile, ma che alla ffine ha finito per avere bisogno dell’intervento del tribunale. Per anni ha vissuto con il dito pronto sul tasto “blocca”, tra notifiche improvvise e un’ansia diventata compagna quotidiana. Poi, la svolta. Il Tribunale di Milano ha riconosciuto Madalina Ghenea vittima di atti persecutori, mettendo fine – almeno sul piano giudiziario – a un incubo durato a lungo.
La sentenza del Tribunale di Milano
Il tribunale meneghino ha condannato una donna di 45 anni, oggi residente in Romania, a 1 anno e 6 mesi di reclusione con pena sospesa. La sentenza prevede anche un percorso di recupero obbligatorio e due provvisionali: 40 mila euro per Ghenea e 10 mila euro per la madre. Secondo quanto emerso dagli atti, le condotte contestate si sarebbero protratte nel tempo, configurando un quadro di molestie ripetute e pressioni costanti, sia online che offline.
Minacce, profili fake e intrusioni
Il copione, ricostruito in aula, parlerebbe di minacce, creazione di profili falsi e contatti insistenti rivolti non solo all’attrice ma anche al suo entourage: amici, collaboratori e professionisti. Tra i destinatari delle comunicazioni ci sarebbe stato anche l’allora compagno, Leonardo Maria Del Vecchio. Ghenea avrebbe raccontato di aver subito pressioni particolarmente pesanti durante la gravidanza della figlia Charlotte, con l’invio di contenuti disturbanti e immagini violente. Nel suo racconto compaiono anche episodi ancora più inquietanti: un’intrusione nella sua abitazione con segni sui muri e un furto all’aeroporto di Roma dopo un evento legato a un brand di gioielleria. L’imputata, dal canto suo, si è sempre dichiarata innocente.
Per la modella e attrice, nota al grande pubblico anche per la partecipazione al Festival di Sanremo nel 2016 e per il suo percorso nel cinema internazionale, le conseguenze sarebbero state profonde: diffidenza cronica, timore costante e la necessità di rafforzare le misure di sicurezza nella vita quotidiana.
Una vicenda che riaccende i riflettori sul tema dello stalking, soprattutto quando si consuma tra social network, messaggi anonimi e vita reale. Per Ghenea, la sentenza rappresenta un punto fermo dopo anni di rumore. Un tema sempre troppo attuale, che finisce per essere commentato anche sui social.
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