Guillermo Mariotto, il racconto più intimo: “Mio padre era violento”

Guillermo Mariotto a La Volta Buona la narrazione della sua vita

Guillermo Mariotto racconta la sua infanzia segnata dalla violenza e il suo percorso verso il perdono e la pace interiore

Dietro l’immagine tagliente del giudice di Ballando con le Stelle, si nasconde una storia di sopravvivenza, paura e riscatto. Ospite di La Volta Buona, Guillermo Mariotto ha sorpreso il pubblico raccontando, per la prima volta con questa profondità, l’infanzia segnata dalla violenza paterna e il lungo percorso che lo ha portato al perdono e alla pace interiore.

Un’infanzia tra colori e ombre

Cresciuto in Venezuela, Mariotto descrive la sua famiglia come un vero e proprio “campionario di fratelli”: sei figli, tutti diversi per aspetto e carattere, nati in un Paese ricco di mescolanze culturali. Al centro di questo microcosmo familiare c’era la madre, figura cardine della sua vita. Una donna forte, ambiziosa, che Mariotto definisce senza esitazioni una “star”. Nonostante le difficoltà e le gravidanze precoci, non ha mai rinunciato alla propria dignità né ai propri sogni, riuscendo a laurearsi con lode in odontoiatria mentre aspettava gli ultimi due figli.

A oscurare questa forza materna c’era però la figura del padre, descritto come patologicamente geloso e violento. “Arrivava a picchiarci perché non accettava l’amore tra noi e nostra madre”, ha raccontato Mariotto, spiegando come la gelosia dell’uomo si riversasse su tutta la famiglia.

La paura era costante, tanto da diventare un’abitudine. In questo clima di tensione continua, un alleato inaspettato diventò parte della loro sopravvivenza quotidiana: un turpial, l’uccello nazionale venezuelano. Quando sentiva il rumore delle chiavi del padre al cancello, il suo canto diventava un segnale d’allarme: era il momento di prepararsi, di scappare, di proteggersi.

La svolta arrivò quando Guillermo compì 14 anni. Con una nuova forza fisica e una diversa consapevolezza, riuscì finalmente a opporsi al padre, costringendolo a fare un passo indietro. Il punto di non ritorno arrivò dopo l’ennesima lite, quando il padre chiese ai figli di decidere il destino del matrimonio. La risposta fu unanime: il divorzio. Una scelta collettiva, quasi liberatoria, che segnò la fine ufficiale di un incubo durato anni.

La forza di perdonare

Nonostante il trauma, Guillermo Mariotto oggi parla con una serenità che colpisce. Ha scelto il perdono, non come gesto di indulgenza, ma come necessità personale: “Perdonare è meglio, perché ti liberi”, ha spiegato. Anni dopo, ha persino incontrato il padre per ringraziarlo paradossalmente di quel “fardello” che lo ha spinto ad andare via, a costruire la propria strada e a diventare l’uomo che è oggi.

Alla pietà e alla compassione, Mariotto oppone una visione diversa della vita: “Io non sono mai stato uno che soffre, io sono stato uno che combatte”, spiegando anche il suo carattere pubblico, a volte duro e spigoloso.

Il racconto di Guillermo Mariotto a La Volta Buona va oltre la televisione. È la testimonianza di come anche le esperienze più dure possano trasformarsi in energia, consapevolezza e libertà interiore.
“È stato molto duro”, ha concluso, “però alla fine abbiamo vinto noi”. Una frase che suona come una definitiva rivincita sulla paura.

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